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A Pasqua nuovo decreto sul biologico

 Dopo un lungo e travagliato percorso di consultazione che ha coinvolto anche la Conferenza permanente Stato-Regioni, lo scorso 9 aprile è stato sottoscritto dal Ministro Bellanova il DM n. 3757 che modifica il DM 18 luglio 2018 n. 6793 relativamente alle rotazioni e alle modalità di etichettatura dei prodotti biologici.

Oltre che sui criteri applicativi e la conformità delle rotazioni, il nuovo decreto interviene per:

  1. semplificare le procedure autorizzative relative all’impiego delle vitamine di sintesi A, D ed E per i ruminanti;
  2. fornire disposizioni più chiare e dettagliate per la gestione delle deroghe caso di estensione dell’allevamento e aumento del numero dei capi oltre il 10% (fino a max. 40%);
  3. semplificare le modalità di etichettatura dei prodotti biologici;
  4. rettificare un riferimento normativo nell’art. 2 ed inserire un apposito riferimento all’Allegato 3 riguardante i corroboranti.

Rotazioni

Il sovescio riacquista una chiara legittimità

Con l’intento di migliorare i criteri alla base delle rotazioni, precisando che le colture in alternanza in una rotazione dovessero essere delle colture principali, il DM n. 6793 di luglio 2018 aveva portato parecchio scompiglio nel mondo agricolo.
L’introduzione del criterio di valutazione basato sulla “coltura principale”, eliminando la possibilità di considerare il sovescio come facente parte della rotazione, aveva di fatto delegittimato quella che è una delle migliori pratiche agricole, sia per l’effetto sul miglioramento della fertilità e della struttura del suolo, sia per l’abbassamento della carica infestante delle malerbe.
La definizione di “coltura principale”, introdotta inizialmente per restringere le regole di rotazione sul riso che già godeva (e gode ancora) della eccezione di poter essere coltivato per tre anni di seguito (che diventavano quattro su cinque considerando la coltura da sovescio come parte della rotazione), aveva generato una situazione fortemente penalizzante per tutte le altre realtà agricole, soprattutto quelle di aree più marginali. Diverse Regioni erano già intervenute con proprie delibere per cercare di arginare e superare questa problematica.

Il nuovo decreto finalmente rimette le cose a posto salvando “capra e cavoli”, o meglio, salvando “coltura principale e sovescio” ed introducendo il maggese come possibile alternativa.

Sarebbe auspicabile per il futuro che il sovescio sia esteso anche ad altre colture, come peraltro già prevede il nuovo Reg. (UE) n° 848/2018 che andrà in vigore dal 2021.

 

Alcuni aspetti che è opportuno sottolineare

La pubblicazione del nuovo Decreto non permette di ripartire da zero, cancellando quanto è stato già fatto. Le rotazioni vanno sempre valutate considerando le colture praticate nei due o tre anni precedenti. Se nell’anno 2020 si è fatto il terzo anno di riso o il secondo di grano duro, per il 2021 si dovrà dar corso alle successioni colturali, inserendo le “due colture principali di specie diversa di cui una leguminosa” o in alternativa alla leguminosa principale, una da sovescio o un maggese.

Il succedersi delle colture deve essere sempre valutato nel complesso della rotazione, fatto salvo il principio che “una coltura non può tornare sullo stesso terreno, prima che siano state coltivate due colture principali di specie diversa di cui una leguminosa”. Chiaramente tale principio deve essere declinato considerando tutte le possibili eccezioni.

Cercando di semplificare, senza la pretesa di rispondere a tutti i dubbi ed interpretazioni:

  1. la corretta rotazione deve essere valutata considerando sempre almeno tre colture principali che si succedono, di cui una leguminosa;
  2. la coltura principale in un anno è solo una, quella che occupa il terreno per il maggior periodo dell'annata agraria;
  3. il sovescio di una leguminosa portata a fioritura (comunque non meno di tre mesi fra la semina della leguminosa da sovesciare e quella della coltura che la segue) o il maggese di almeno sei mesi, sono pratiche agricole equiparabili alla coltivazione di una leguminosa principale.
  4. nel caso delle colture che godono delle deroghe, quali cereali autunno vernini e pomodoro in coltura protetta, rotazioni tipo: Grano Tenero, Grano Tenero, leguminosa principale (o leguminosa da sovescio o maggese), altra specie principale; --> è equivalente a: Grano Tenero, leguminosa principale (o leguminosa da sovescio o maggese), Grano Tenero, altra specie principale;
  5. più complessa è la esemplificazione nel caso del riso quando è applicata la deroga di rotazione dove, il sovescio o il maggese seppure pratiche agronomiche valide e consigliabili, non possono essere considerate alternative alla coltura principale. In pratica il riso non può essere coltivato per più di tre anni su cinque e le colture da considerare nella rotazione sono sempre le principali.


Il combinato dei due decreti

  1. Nel rispetto dei principi agronomici riferiti all’art. 12, paragrafo 1, lettere b) e g) del Reg. 834/2007, la fertilità del suolo e la prevenzione delle malattie è mantenuta mediante il succedersi nel tempo della coltivazione di specie vegetali differenti sullo stesso appezzamento.
  2. In caso di colture seminative, orticole non specializzate e specializzate, sia in pieno campo che in ambiente protetto, la medesima specie è coltivata sulla stessa superficie solo dopo l'avvicendarsi di almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa, coltura da sovescio o maggese. Quest’ultimo con una permanenza sul terreno non inferiore a sei mesi.
  3. In deroga a quanto riportato al comma 2:
    1. i cereali autunno-vernini (ad esempio: frumento tenero e duro, orzo, avena, segale, triticale, farro ecc.) e il pomodoro in ambiente protetto possono succedere a loro stessi per un massimo di due cicli colturali, che devono essere seguiti da almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa, coltura da sovescio o maggese. Quest’ultimo con una permanenza sul terreno non inferiore a sei mesi.
    2. il riso può succedere a sé stesso per un massimo di tre cicli seguiti almeno da due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa;
    3. gli ortaggi a foglia a ciclo breve possono succedere a loro stessi al massimo per tre cicli consecutivi. Successivamente ai tre cicli segue almeno una coltura da radice/tubero oppure una coltura da sovescio;
    4. le colture da taglio non succedono a loro stesse. A fine ciclo colturale, della durata massima di sei mesi, la coltura da taglio è interrata e seguita da almeno una coltura da radice/tubero oppure da un sovescio.
  4. In tutti i casi di cui ai commi due e tre, la coltura da sovescio è considerata coltura principale quando prevede la coltivazione di una leguminosa, in purezza o in miscuglio, che permane sul terreno fino alla fase fenologica di inizio fioritura prima di essere sovesciata, e comunque occorre garantire un periodo minimo di 90 giorni tra la semina della coltura da sovescio e la semina della coltura principale successiva.
  5. Tutte le valutazioni di conformità delle sequenze colturali devono essere svolte tenendo conto dell’intero avvicendamento; le sequenze colturali che prevedono la presenza di una coltura erbacea poliennale, ad esempio erba medica, sono ammissibili.
  6. I commi dal 1 al 5 del presente articolo non si applicano alle coltivazioni legnose da frutto.

 

 

 

Zootecnia

Nuove disposizioni per la gestione delle deroghe in caso di estensione dell’allevamento e aumento del numero dei capi oltre il 40%

L’allevatore, interessato alla concessione della deroga prevista all’art. 4 punto 9 del Reg. (CE) n. 889/08, deve inoltrare formale richiesta al proprio Organismo di controllo che, redatta apposita relazione tecnica comprensiva dell’accertamento dell’indisponibilità di mercato di animali biologici, presenta formale richiesta di nulla-osta all’Autorità competente.

L’Autorità competente ha la facoltà di accogliere e/o rigettare l’istanza, nel termine di trenta giorni lavorativi dalla data di presentazione della richiesta. In caso contrario si applica l’istituto del silenzio assenso.

Autorizzazione all’impiego delle vitamine di sintesi A, D ed E

Come previsto dal Reg. (CE) n. 889/08, allegato VI, punto 3, lettera a), il MIPAAF ha deciso di concedere anche agli allevatori biologici italiani la possibilità di impiegare, nell’alimentazione dei ruminanti, mangimi contenenti vitamine A, D ed E ottenute con processi di sintesi e identiche alle vitamine derivanti da prodotti agricoli.

La necessità di ricorrere all’apporto delle vitamine A, D ed E nell’alimentazione dei ruminanti deve trovare evidenza nell’ambito nel piano di gestione dell’unità di allevamento biologico di cui all’art. 74, paragrafo 2, punto c) del Reg. (CE) n. 889/08 e deve essere supportata da una attestazione rilasciata da parte del veterinario aziendale.

Etichettatura

Un piccolo passo verso la semplificazione

Il D.M. n. 3757 modifica anche le precedenti disposizioni ministeriali per quanto concerne la modalità di etichettatura dei prodotti biologici. Nell’esprimere il riferimento al controllo su chi effettua attività di etichettatura decade l’obbligo di esplicitare la ragione sociale dell’operatore.

Questo obbligo era particolarmente avversato dai piccoli distributori, che temono sempre molto l’esposizione in chiaro del loro fornitore, e dai produttori agricoli che sono costretti a ricorrere a laboratori o frantoi terzisti.

Le etichette stampate fino ad oggi mantengono comunque i requisiti di conformità anche alle nuove disposizioni, poiché nulla vieta agli operatori di continuare a indicare volontariamente il nome o la ragione sociale dell’ultimo preparatore, in particolare in tutti quei casi in cui la fase di etichettatura e di confezionamento coincidono.

Alessandro Lombardi (Amministratore Delegato)
Alessandro Pulga (Responsabile Attività di Controllo)

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